About Jane

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Animati dalla comune passione per il rock e dalla determinazione ad emergere come proposta indipendente nel panorama rock grunge/indie italiano...

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... Appartengono a pieno titolo a quella cultura che considera il rock non solo un genere musicale ma un progetto artistico-estetico e di vita

Il rock come linguaggio vitale intergenerazionale viene vissuto come una casa da abitare, un clima che si respira, un luogo d’incontro, un fenomeno che si evolve continuamente in rapporto con i mutamenti sociali e culturali.

La band ha costruito la propria credibilità nell’esibizione dal vivo; infatti il culmine della loro espressione estetica e comunicativa avviene nell’interazione e nello scambio con il pubblico durante i live, dimensione privilegiata di chi, forte della propria identità, non cede alle lusinghe di un mondo che trasforma gli artisti in prodotti di consumo.

La band si colloca nell’ambito di un panorama rock alternativo di ispirazione grunge. Il termine “grunge” pare derivi dall’aggettivo grungy, (“sudicio”) ad indicare un genere sporco con contorni piuttosto labili e contaminato da altre sonorità, non rinnegando la passione per l’espressività di band come Pearl Jam, Nirvana, Soundgarden e Alice in Chains.

I brani sono caratterizzati da riff semplici e scarso ricorso a tecnicismi strumentali...

…la quasi completa rinuncia a sintetizzatori e tastiere, il ritorno a strumentazioni semplici e d’impatto (basso-chitarra-batteria), l’utilizzo di accordi fuori scala o dissonanti, sonorità raramente melodiche e una sorta di predilezione per i suoni distorti e rumorosi.

Pertanto le atmosfere sono spesso inizialmente oscure, ipnotiche, con strofe in cui la voce appare sofferente per poi sfociare in rabbiosi ritornelli urlati. I testi trattano spesso di argomenti come la frustrazione di vivere, la tristezza, la rabbia verso una vita vissuta passivamente, la ribellione esattamente come i temi che ispirarono la musica della seconda metà degli anni ottanta come la povertà, la disoccupazione, l’emarginazione e la droga, a cui si aggiungono il dramma di profughi e invisibili di ogni natura, sono oggi portati a livelli di drammatica e insolubile realtà.

La scelta di ispirarsi a questo genere riguarda anche la convinzione che la musica rappresenti un potente strumento di coesione delle comunità più o meno vittime di esclusione sociale, scarti umani emarginati nelle giungle delle periferie, ma accomunate da stessi problemi di riconoscimento della propria identità e stesse aspirazioni.

Martina Cambi

Cantante e autrice dei testi

Alex Mastrangelo

Chitarrista, produttore, compositore e arrangiatore

Giulio Cleri

Bassista, compositore e arrangiatore, fonico

Simone Cassio

Batterista, compositore, arrangiatore, fonico

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...Il loro primo Album (Jane Doe) è interamente autoprodotto

Le otto tracce inedite sono state ideate, arrangiate e registrate nello studio di registrazione di proprietà della band situato alle porte di Roma da ottobre 2019 fino a maggio 2020 approfittando della pausa dovuta al lockdown. La scelta “stilistica” dell’album richiama quindi, senza presunzione alcuna, il grunge di Seattle pur confondendosi a tratti con i ritmi e i colori del rock britannico degli anni 90. I brani sono stati registrati privilegiando performance live senza ricorrere eccessivamente all’editing e a tecniche di confezionamento artefatte come autotune sulle voci o quantizzatori sui pattern di batteria. La scelta dei suoni di basso e delle chitarre è figlia di un lungo studio filologico e conferisce pertanto al prodotto finito un’unità temporale logica e coerente divenendo un segno distintivo. I suoni delle chitarre acustiche essenziali, le chitarre distorte impattanti perfettamente cucite con le linee di basso e la batteria autorizzano la voce ad utilizzare tutta la sua estensione per seguire l’onda del significato della parola mettendo a nudo la purezza del rock senza manierismi e compromessi.

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